Anche noi ci siamo

Non vogliamo essere messi in vetrina, ma ogni tanto bisognerebbe riconoscere i meriti di tutti, visto che il più delle volte, viene facile metterci sul banco degli accusati per la sola colpa di esistere. Mi riferisco alle strutture accreditate del Sistema Sanitario Nazionale. Di noi si parla poco e talvolta con fastidio, salvo poi ad utilizzarci nei momenti più densi di bisogno. Cosi accade che taluno, dall’alto della sua decaduta forza parlamentare, ondivaga quanto mai, prenda in mano il cellulare ed usando FB, per come lo descrive Umberto Eco, sentenzi che le sanità privata ingrassa a discapito del pubblico che, a suo dire, farebbe il lavoro sporco, cioè quello più oneroso. Salvo poi, a servirsi egli stesso del …. famigerato privato. Ora sarebbe il caso di prendere in mano l’onestà intellettuale e la capacità di distinguere ed essere giusti su un mondo che, se gestito in modo corretto, rappresenta una grande risorsa per tutti. Innanzitutto cominciamo col dire che la sanità privata non esiste. Caso mai dobbiamo parlare di accreditata a gestione privata, cioè parte integrante del Sistema Sanitario. Essa rappresenta non più del 3 % dell’intera spesa sanitaria a fronte di un servizio reso su tutto il territorio nazionale, anche nei meandri irraggiungibili dal così detto servizio pubblico. Una prestazione, è stato accertato da autorevoli studi ministeriali, costa almeno il 70 % in meno rispetto alla gestione pubblica. Deve rispettare i canoni dettati dalla Legge a tutela degli utenti e, paradossalmente, anticipa con le proprie risorse, i costi che lo Stato dovrebbe affrontare per elargire le stesse prestazioni ai cittadini. In estrema sintesi il c.d. privato assicura ricoveri, esami, visite, acquistando quanto necessario, retribuendo i dipendenti, qualificati per Legge, per poi essere rimborsato anche dopo anni ed anni. In pratica finanzia lo Stato. Come si fa a dire che risulta essere un fardello, è davvero difficile comprenderlo. Non solo ma, nel sociale, impegna una moltitudine di professionisti che proprio perchè può essere giudicato, sia dalle commissioni regionali che soprattutto dai cittadini, li re perisce tra i migliori, assicurando, quasi sempre, un servizio di prim’ordine. Ancora, rappresenta una postazione fondamentale per evitare super affollamenti nelle strutture ospedaliere, collaborando con esse nell’avviare quei pazienti colti con patologie che necessitano di ricovero. Per non parlare, poi, dell’ammodernamento tecnologico e dei tempi di attesa. Sul primo, la passione che guida i tanto vituperati imprenditori della sanità, soprattutto se medici, è talmente evidente che più dell’onesto e legittimo utile, spinge ad essere sempre i primi a dotarsi di strumentazioni d’avanguardia: Reggio è un esempio con la presenza di installazioni Tac e Risonanza primi impianti addirittura in Europa, dotati di intelligenza artificiale che li rende eccellenti nelle diagnosi più raffinate e difficili. Basterebbe poco per riconoscere questi meriti che la popolazione, affollandoli giornalmente, ha già loro assegnato per fiducia. La gente valuta talvolta meglio della burocrazia che trova un ventre molle in una categoria difficilmente difendibile sindacalmente per la sola ragione che in queste strutture è il merito a farla da padrone e non il clientelismo. Questo concetto è stato ribadito recentemente dal presidente della Federazione degli ordini dei medici che ha sottolineato come si potrà ottenere una sanità migliore nazionale, allorquando la meritocrazia rientri nelle strutture pubbliche al posto del clientelismo politico, evidente fino alla esasperazione. Meritocrazia che è invece a fondamento delle strutture private accreditate, logicamente. Certo non è tutto oro quel che luce, ma poco è necessario per ridare serenità a tutti: basta chiedere l’intervento di quel meraviglioso corpo di cui l’italia è dotata: i NAS. Un controllo a tappeto di tutte le strutture pubbliche e private, effettuato con il rigore di cui sono latori, rimetterebbe le cose a posto, eliminando i saltimbanco presenti. Anche nel pubblico. La pandemia da coronavirus potrebbe essere una buona occasione per ripartire. Per il momento però, rivendichiamo il nostro ruolo. Anche noi siamo in prima linea. Le altre malattie non sono andate in ferie né tantomeno sono state soppiantate dal virus cinese. In tutto questo periodo, obbedienti al decreto della Governatrice della Calabria, abbiamo assicurato le prestazioni aventi carattere d’urgenza. Tutti, medici, infermieri, biologi, tecnici di laboratorio e radiologia, salvo rari casi di sindrome da don Abbondio, sono rimasti volontariamente al loro posto, rischiando esattamente come tutti gli operatori pubblici. Con gli accorgimenti più seri, dal controllo della temperatura, dall’ossimetria al pretendere l’ingresso dei pazienti con guanti e mascherine, abbiamo assicurato, con attese di pochi minuti tutti gli esami, comprese quelle tac di ultima generazione, che consentono la diagnosi, ancora prima di qualsivoglia tampone, delle polmoniti interstiziali che stanno falcidiando il mondo. Non siamo secondi a nessuno, bene tenerlo presente, perchè le risorse non vanno frustrate né dimenticate. Gli uomini e le donne delle strutture private accreditare hanno il diritto di essere ringraziati al pari dei colleghi pubblici. Onore al merito.

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