Grazie Don peppino 09/07/19

Ancora una notizia positiva cosi come è costume ventennale della
nostra emittente. Non è un fatto meramente commerciale ma riveste
un carattere di grande cultura popolare nel campo delle tradizioni del
luogo.
Tanti e tanti anni fa un nativo del luogo, parliamo di Favazzina, ridente
borgo piuttosto maltrattato dagli uomini che governano, ma non dalla
natura che lo ha reso particolarmente bello, prendendo spunto dalla
speciale qualità dei limoni di quella terra, cominciò a creare le sue
granite utilizzando i vecchi sistemi della salamoia per abbassare la
temperatura di produzione.
Granita su granita Don Peppino Fucà divenne ben presto il re del
prodotto, richiamando i cultori della specialità da tutte le parti, anche
dalla vicina Sicilia, notoriamente patria della granita.
L’appuntamento estivo col borgo più noto per don Peppino che per
altro, è divenuto piacevole perché da quella antica granita si è passati
alle varietà più incredibili, da quella di fragoline, la più gettonata, al
pistacchio, alle more e ad altri 18 gusti.
Ma ciò che conta è la qualità e soprattutto l’affabilità di un calabrese
che ha saputo fare di un umile prodotto un alimento da re.
Ma tutto si evolve e dalla vecchia botteguccia con al centro un biliardo,
grazie alla operosità dei quattro figlioli, tutti professionisti che d’estate
dedicano il loro tempo alla realtà creata dal Padre, ieri sera si è inaugurata una modernissima sede nella piazza principale. Bella, sobria, attraente e tecnologica mente all’avanguardia, offre quanto di meglio la qualità pretende: igiene e autenticità, al servizio del ristoro tutto a km.
Zero. Una azienda familiare che fa sorridere grandi e piccini e che
connota Favazzina come una delle mete da raggiungere. Anche questa è
cultura. Bravo don Peppino che con i suo 89 anni ha dato lezione a tanti
Soloni che non riescono neppure a far giungere un solo turista dalle
nostre parti. Lui con le sue granite ha risvegliato l’economia di un borgo
facendolo tornare ai fasti di un tempo, quando Favazzina era sede di
una nota cereria, di una filanda e di un pastificio!
Grazie don Peppino.

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