Reggio suona con i suoi giovani

Ci sono due città di Reggio, e non mi riferisco a quella in Calabria e l’altra in Emilia. Nell’ambito della nostra, coesistono due aggregazioni. La prima che ormai accetta qualunque cosa, in negativo, venga predisposta altrove sulle spalle dei cittadini e non reagisce. Si è assuefatta alle negatività, tollera ogni privazione, si lascia apostrofare come terra esclusivamente dedita alla mafia e al malaffare, senza distinzione alcuna. Tira a campare pensando solo a come sbarcare il lunario e si
preoccupa di come far partire i propri figli , il più presto ed il più lontano possibile. L’altra metà invece reagisce. Si prodiga a dimostrare con l’unica arma di cui dispone che la Città potrebbe essere davvero un’oasi di bellezza e di produttività meta di turisti veri e culla per i cervelli che, invece, fuggono.
E quale è l’arma a disposizione di tutti? Quale che sia il ruolo, politico o non, è solo la cultura, intesa nel senso più ampio quale conoscenza e trasmissione del bello. Tutto ciò che è bello armonico, accattivante è cultura.
Gli aspetti di essa sono davvero molteplici e gli attori non hanno età.
leri sera lo hanno dimostrato sei istituzioni scolastiche cittadine. Catanoso-De Gasperi,Lazzarino Radice-Alighieri, Carducci, Da Feltre, Nosside Pytagoras, Gulli che costituitesi in rete, hanno messo su una orchestra che, a giudicare dai fatti, ha davvero di che andare orgogliosa. Nella performance
che hanno offerto, anche se sacrificati nel ridotto del teatro Cilea, hanno inorgoglito il numeroso pubblico, in massima parte rappresentato dalle famiglie dei giovani musicisti, che tanti sacrifici hanno fatto per consentire una adeguata preparazione musicale ai loro figlioli.
I giovani musicisti, tutt’altro che in erba, si sono cimentati con un programma difficile e musicalmente elevato. Al di là delle scontate canzoncine di Natale, hanno interpretato come meglio non si sarebbe potuto fare, con le proporzioni necessarie, uno dei brani della musica lirica italiana più impegnativi e coinvolgenti tratto niente meno che dal Mosè in Egitto di Gioacchino Rossini. La preghiera degli Ebrei, intonata da uno dei più emozionanti cori che sia mai stato scritto “Dal Tuo stellato soglio”, arrangiata per sola orchestra dal maestro Roberto Caridi, ha commosso tutti, sia per il tema struggente che per l’interpretazione singola e d’assieme di questi prodigi della musica che spingono tutti noi, con la loro semplicità a vivere meglio questo nostro non
rasserenante tempo. Ma loro credono che si possa migliorare e rendere vivibile questa nostra amata e vilipesa città. E noi abbiamo il dovere di credere e lavorare con e per loro senza se e ma, e senza quella maledetta invidia che alberga dentro le nostre teste da sempre.
Una particolare menzione tocca farla alla giovane Maria Elisa Aricò,
che con il suo corno ha fatto vibrare gli animi di tutti. Vorrei citare uno per uno tutti i giovani musicisti .Tutti bravi. Citerò solo i quattro corni Fabiana, lmèn, Simone e Claudia, perché possano condividere con tutti i loro compagni la gioia di un momento positivo. Ma la lode più consistente va rivolta al Maestro Roberto Caridi, un reggino che ama Reggio ed i suoi ragazzi come pochi, che addestra i musicisti come fossero figli suoi, coadiuvato dalla dolcezza di una moglie che con lui condivide le fatiche dell’insegnamento non solo degli strumenti musicali ma della vita difficile di un docente. Arguti e positivi i dirigenti scolastici che al di la delle pastoie burocratiche hanno promosso una iniziativa che li inserisce , a pieno titolo, nei ricostruttori della Città e non nei demolitori abituali.
ELC

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